Progetti

Per un sociale a Km "zero"

PROGETTO SOSTENUTO

CON I FONDI OTTO PER MILLE DELLA CHIESA VALDESE

 

 Il progetto PER UN SOCIALE A KM "ZERO" si propone la finalità fondamentale di sviluppare e sperimentare nuovi sistemi e strategie per l’inserimento occupazionale, in ambito agricolo, di soggetti in esecuzione penale esterna, attraverso iniziative orientate a prevenire i fenomeni di esclusione sociale e di recidiva, nonché a riabilitare, sostenere, accompagnare i processi di emancipazione e di inclusione di persone svantaggiate nei contesti sociali e lavorativi di riferimento.

 

Il presente progetto integrato, grazie alla realizzazione di attività diverse legate all’agricoltura e complementari (attivazione di tirocini, commercializzazione di prodotti biologici) intende contribuire in maniera concreta al perseguimento dei seguenti obiettivi:

  • sostenere l’inclusione sociale delle persone sottoposte ad esecuzione penale;
  • contribuire in modo concreto alla rimozione degli elementi di contesto che determinano le condizioni di esclusione e discriminazione, attraverso il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei principali attori del tessuto socio-economico locale;
  • migliorare le condizioni perchè le persone in esecuzione penale esterna possano, con l'attività agricola, dare un senso alle proprie capacità;
  • promuovere stili di vita e modelli di produzione, di investimento e di consumo compatibili con la protezione e promozione dell'ambiente e delle risorse, nella consapevolezza che il benessere umano coincide con il benessere del territorio.

Fattoria Sociale di Protte

Il progetto "Fattoria Sociale di Protte" è un punto di partenza che inaugura un atteggiamento nuovo volto a raggiungere una progressiva integrazione nella società delle categoria socialmente penalizzate: non la “diversità” che insegue la “normalità” ma quest’ultima che scopre la ricchezza di valori del  “diverso” nella sua quotidianità.

Tra l’incapacità assoluta di attendere a qualsiasi funzione produttiva, e l’esservi assolutamente adeguati, esiste una distanza enorme.
In questa “distanza” vive un popolo di individui, forse la maggioranza dei cosiddetti Handicappati, con potenzialità operative, sia pure con metodologie, tempi e modalità proprie e assolutamente “originali” rispetto  al sistema produttivo reale, a cui impedire la partecipazione attiva ad un “lavoro” vuole dire di un sol colpo impedire insieme di crescere ed essere cresciuti.
Individui per cui è  terapeutico già l’essere parte di un sistema  produttivo, ed è già essere adulti il potersi identificare concretamente in una comunità di adulti.
Individui certamente con capacità di astrazione limitate e proprio per questo incapaci di comprendere la nostra incapacità di utilizzare le loro reali risorse.

Alla base di questo sistema vi è la volontà di attivare percorsi di inserimento, recupero, integrazione con benefici ed effetti sulla autostima dell’individuo, l’aumentata possibilità di dare espressione di se e di rendere visibile all’intera società le azioni e i percorsi fatti.